Flipper / La bellezza che abita i corpi

Flipper è un laboratorio di teatro e movimento pensato per accogliere la pluralità: dei corpi, delle storie, delle possibilità espressive. È uno spazio accessibile dove il corpo diventa voce, incontro, racconto. Un invito aperto a chiunque desideri esplorare il linguaggio performativo come strumento di relazione e libertà.

Il laboratorio prende il nome dal flipper, il gioco in cui la pallina rimbalza tra forze diverse e inattese, trovando ogni volta nuove traiettorie, dove ogni traiettoria è unica e generata dall’interazione di più forze. Allo stesso modo, vogliamo che il percorso sia un continuo scambio di impulsi e direzioni, dove la guida non appartiene a uno solo, ma nasce dall’energia condivisa del gruppo. Il progetto è ideato dal regista Matteo Maffesanti, in collaborazione con la coreografa Teresa Noronha Feio e da Elia Zeno Covolan, artista, graphic designer e consulente per l’accessibilità. Partecipano alla co-creazione e alla co-conduzione del laboratorio i performer della compagnia: Jessica Pasetto, Irene Cordioli, Mirko Tomezzoli e Dario Giacomini. Il progetto è sostenuto dal CSS Teatro Stabile d’Innovazione del Friui Venezia Giulia.

Il progetto si configura come una palestra di sperimentazione delle pratiche di co-creazione e co-conduzione: la co-creazione riguarda la costruzione condivisa dei contenuti artistici e dei materiali di lavoro, a partire dalle esperienze e dalle proposte di tuttə i partecipanti; la co-conduzione, invece, concerne la responsabilità condivisa nella guida del processo, nella gestione del gruppo e nelle scelte metodologiche.

Il laboratorio nasce dal desiderio di creare un tempo e uno spazio in cui ogni partecipante possa esplorare pienamente il proprio corpo – con le sue specificità, i suoi limiti, la sua potenza. Attraverso pratiche di movimento, esercizi teatrali, improvvisazione e lavoro di gruppo, si coltiva un approccio creativo e non giudicante, capace di generare consapevolezza corporea, fiducia e possibilità di espressione. Il laboratorio è aperto a persone con disabilità fisiche e cognitive, neurodivergenti a professionisti e professioniste del teatro e della danza, a educatori, educatrici e a tutte le persone curiose di fare esperienza di un percorso artistico che mette al centro l’accessibilità come valore, non come eccezione.

Obiettivi

Gli obiettivi che seguono delineano le aree di sviluppo personale, relazionale e artistico su cui ci concentreremo durante il percorso.

I. Riconoscere e valorizzare l’unicità di ogni corpo, promuovendo un’idea di bellezza non omologata ma molteplice, concreta, viva.

II. Espandere la consapevolezza corporea ed espressiva, attraverso il gioco teatrale e la ricerca del movimento personale.

III. Favorire l’incontro e la relazione in un contesto privo di giudizio e centrato sull’ascolto reciproco.

IV. Stimolare l’autonomia e la libertà creativa, offrendo strumenti e pratiche che valorizzino le possibilità di ciascun partecipante.

V. Promuovere il benessere, l’autostima e la convivenza tra le differenze attraverso un’esperienza collettiva che unisce arte e pratiche di cura.

VI. Sperimentare forme di creazione condivisa, valorizzando la possibilità decisionale e la co-responsabilità di ogni partecipante all’interno del percorso.

Accessibilità

Per garantire la piena partecipazione di tuttə, il laboratorio richiede uno spazio che risponda ai seguenti criteri di accessibilità:

  • Assenza di barriere architettoniche: l’accesso alla sala deve essere agevole per persone con mobilità ridotta o che utilizzano ausili (carrozzine, deambulatori, ecc.), comprese eventuali aree comuni come bagni, corridoi e ingressi.
  • Spazio ampio, libero da ostacoli e modulabile, che permetta il movimento in sicurezza e la possibilità di lavorare sia in piedi che a terra.
  • Zona di accoglienza facilmente raggiungibile, con indicazioni chiare e visibili all’ingresso.
  • Possibilità di utilizzo di sedie, tappeti o altri materiali morbidi a supporto delle attività (forniti dallo spazio o indicati come da portare).
  • Contesto silenzioso e protetto, che favorisca la concentrazione e riduca i sovraccarichi sensoriali.
  • Impegno da parte degli organizzatori a favorire, laddove necessario, la presenza di supporti e mediazioni comunicative specifiche (es. interpreti LIS, accompagnatori per persone cieche, facilitatori per persone con disabilità cognitive, ecc.), attivandosi per tempo in base alle esigenze comunicate dai/dalle partecipanti.

L’attenzione all’accessibilità non è solo una questione tecnica, ma un atto di cura verso chi partecipa. Lo spazio che ospita il laboratorio è parte integrante dell’esperienza, e la sua qualità incide profondamente sul benessere e sull’efficacia del percorso.

la bellezza che abita i corpi

La bellezza che abita i corpi è un laboratorio di teatro e movimento pensato per accogliere la pluralità: dei corpi, delle storie, delle possibilità espressive. È uno spazio accessibile dove il corpo diventa voce, incontro, racconto. Un invito aperto a chiunque desideri esplorare il linguaggio performativo come strumento di relazione e libertà. Il laboratorio è co-condotto dal regista Matteo Maffesanti insieme ai performer di Elevator Bunker collettivo, e nasce dal desiderio di costruire un tempo e uno spazio dove ogni partecipante possa abitare pienamente il proprio corpo – con le sue specificità, i suoi limiti, la sua potenza.

Attraverso pratiche di movimento, esercizi teatrali, improvvisazione e lavoro di gruppo, si coltiva un approccio creativo e non giudicante, capace di generare consapevolezza corporea, fiducia e possibilità di espressione. Il laboratorio è aperto a persone con disabilità fisiche e cognitive, a professionisti e professioniste del teatro e della danza, a educatori, educatrici e a tutte le persone curiose di fare esperienza di un percorso artistico che mette al centro l’accessibilità come valore, non come eccezione.

Obiettivi del laboratorio

  • Riconoscere e valorizzare l’unicità di ogni corpo, promuovendo un’idea di bellezza non omologata ma molteplice, concreta, viva.
  • Espandere la consapevolezza corporea ed espressiva, attraverso il gioco teatrale e la ricerca del movimento personale.
  • Favorire l’incontro e la relazione in un contesto privo di giudizio e centrato sull’ascolto reciproco.
  • Stimolare l’autonomia e la libertà creativa, offrendo strumenti e pratiche che valorizzino le possibilità di ciascun partecipante.
  • Promuovere il benessere, l’autostima e l’inclusione sociale, attraverso un’esperienza collettiva che unisce arte e cura.
  • Offrire un modello di laboratorio replicabile, che coniughi rigore artistico e accessibilità, utile in ambito educativo, culturale e sociale.

Si consiglia un abbigliamento comodo, che permetta libertà di movimento. Le attività possono svolgersi con o senza scarpe, a seconda delle preferenze: l’importante è sentirsi a proprio agio nel proprio corpo.

Conduzione a cura di Matteo Maffesanti, in collaborazione con Mirko Tomezzoli, Jessica Pasetto, Samuele Trentini, Irene Cordioli, Dario Giacomini musiche di Davide Pachera.

accessibilità

Per garantire la piena partecipazione di tuttə, il laboratorio richiede uno spazio che risponda ai seguenti criteri di accessibilità:

  • Assenza di barriere architettoniche: l’accesso alla sala deve essere agevole per persone con mobilità ridotta o che utilizzano ausili (carrozzine, deambulatori, ecc.), comprese eventuali aree comuni come bagni, corridoi e ingressi.
  • Spazio ampio, libero da ostacoli e modulabile, che permetta il movimento in sicurezza e la possibilità di lavorare sia in piedi che a terra.
  • Zona di accoglienza facilmente raggiungibile, con indicazioni chiare e visibili all’ingresso.
  • Possibilità di utilizzo di sedie, tappeti o altri materiali morbidi a supporto delle attività (forniti dallo spazio o indicati come da portare).
  • Contesto silenzioso e protetto, che favorisca la concentrazione e riduca i sovraccarichi sensoriali.
  • Impegno da parte degli organizzatori a favorire, laddove necessario, la presenza di supporti e mediazioni comunicative specifiche (es. interpreti LIS, accompagnatori per persone cieche, facilitatori per persone con disabilità cognitive, ecc.), attivandosi per tempo in base alle esigenze comunicate dai/dalle partecipanti.

L’attenzione all’accessibilità non è solo una questione tecnica, ma un atto di cura verso chi partecipa. Lo spazio che ospita il laboratorio è parte integrante dell’esperienza, e la sua qualità incide profondamente sul benessere e sull’efficacia del percorso.